Grazie ai notri consigli, una famiglia di 6 persone potrà spendere circa 85 euro per la cena di magro della Vigilia (14 euro a persona) e 105 euro per il cenone di Capodanno (meno di 18 euro a persona), conciliando tradizione, gusto e risparmio. I menu sono stati elaborati all’insegna della tradizione regionale, spesso dimenticata: bigoli con le sardelle, minestra di pasta e ceci, cannelloni alle bietole, insieme ad un saporito stoccafisso e al classico capitone; senza dimenticare il cotechino e le beneauguranti lenticchie di fine anno.
La tavola di Natale all’insegna delle ricette regionali tipiche e del risparmio prposta dall’Accademia fa tesoro di una serie di suggerimenti gastronomici che conciliano gusto, rispetto della tradizione e contenimento delle spese. A conti fatti (rispetto alle stime elaborate da Adusbef e Federconsumatori), con qualche piccola attenzione che nulla toglie al piacere della tavola, si riesce a risparmiare in modo sostanzioso, riducendo i costi di oltre la metà. Il Centro Studi dell’Accademia Italiana della Cucina riporta infatti, per una famiglia di 6 persone, una previsione di spesa di circa 85 euro complessivi (contro i 180 euro stimati dalle associazioni dei consumatori) per la cena della Vigilia e di 105 euro (contro i 224 euro) per il Cenone di Capodanno.
Cosa, dove e con chi hanno mangiato Umberto I di Savoia e Vittorio Emanuele III, Einaudi e Gronchi, Saragat e Pertini. Lo scopriamo nel libro “I Menu del Quirinale” ideato dall’Accademia Italiana della Cucina in occasione delle celebrazioni per i 150 anni della nostra Nazione. Un volume che evidenzia i valori artistici, culinari e culturali degli ultimi 150 anni della storia d’Italia, interpretando attraverso l’evoluzione dei menu, il legame che unisce il cibo all’identità di un popolo.
Nell’ambito dei festeggiamenti per i 150 anni della nostra Nazione, una rappresentanza dell’Accademia Italiana della Cucina è stata accolta oggi, 21 settembre, al Quirinale, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Durante la visita il Presidente dell’Accademia Giovanni Ballarini ha consegnato al Capo dello Stato il libro “I menu del Quirinale”: ampia testimonianza su usi e costumi dei capi di Stato fotografati da 250 menu inediti, reali e presidenziali.
Da Vittorio Emanuele II a Giorgio Napolitano: 150 anni di storia d'Italia attraverso "I menu del Quirinale"
Evidenziare i valori artistici, culinari e culturali degli ultimi 150 anni della storia d’Italia. Interpretando, attraverso l’evoluzione dei menu, il legame che unisce il cibo all’identità di una intera Nazione. E’ quanto ha voluto mettere in luce l’Accademia Italiana della Cucina nel libro “I menu del Quirinale”. A fare gli onori di casa, in apertura del volume, il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano che ha riassunto funzioni ed obiettivi dell’opera. Un’ampia testimonianza su usi e costumi dei capi di Stato fotografati da 250 menu inediti, reali e presidenziali: per scoprire cosa, dove e con chi hanno mangiato Umberto I di Savoia e Vittorio Emanuele III, Einaudi e Gronchi, Saragat e Pertini.
La nascita del menu: dal "sistema alla francese" al "sistema alla russa".
Il cerimoniale dei pranzi di Stato al Quirinale
In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, l’Accademia Italiana della Cucina interviene sul tema dell’identità culturale del Paese mettendo in luce il ruolo unificante svolto dalla tradizione gastronomica.
Attraverso 3 convegni racconta lo status della cucina nelle Capitali del Regno d’Italia durante il periodo unitario. Tra aneddoti, curiosità, ricette e storie legate ai personaggi del tempo.
Il 31 gennaio 2011 l'Académie Internationale de la Gastronomie ha assegnato a Massimo Bottura, con voto finale plebiscitario, il Grand Prix de l'Art de la Cuisine. E' dal 2000 che a un italiano non veniva dato un premio così prestigioso. L'Assemblea Generale di Parigi ha preso questa decisione su segnalazione dell'Accademia Italiana della Cucina e della relazione presentata dal suo Presidente prof. Giovanni Ballarini, che ha raccontato gli eccezionali valori della cucina dello chef italiano.
Anche l’ultimo baluardo del “desco familiare” deve fare i conti con il cambiamento dei costumi alimentari imposto dalla globalizzazione. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, nelle tavole del Natale gastronomico si trovano sempre più piatti di uso comune - in primis lasagne e salumi - mentre l’antica tradizione è relegata oramai in secondo piano: cosi rischiamo di perdere per sempre ricette centenarie patrimonio della nostra cultura. L’Accademia italiana della Cucina - in occasione della cena della Vigilia e del pranzo di Natale - invita le famiglie italiane a riportare alla luce una ricetta dimenticata del proprio territorio e mette a disposizione di tutti il ricettario nazionale della cucina regionale (www.accademiaitalianacucina.it) oltre al suo ultimo libro intitolato “La cucina delle festività religiose”.
Una ricerca dell’Accademia Italiana della Cucina svela lo stato dell’arte della gastronomia italiana top. Da Alajmo a Bottura, da Cracco a Sultano, da Cedroni a Iaccarino: 20 grandi chef italiani raccontano il loro modo di fare ristorazione e di concepire il rapporto con il passato. Innovatori nel segno della tradizione, non sono attratti dalla cucina molecolare ma l’80% utilizza moderni metodi di cottura. Il più grande maestro della nostra cucina? Per la metà degli chef intervistati è Gualtiero Marchesi…